Generative drive

Un'illustrazione concettuale che rappresenta la produttività personale e le varie forme di motivazione in relazione al metodo GTD®. Al centro, una figura simbolica di una persona, circondata da rappresentazioni astratte dei tre tipi di motivazione: creatività e produttività simboleggiate da un bulbo luminoso e una pianta in crescita, assertività rappresentata da immagini di un leone e un'aquila in volo, e relax e gioia illustrati con un'amaca e un sole. L'immagine è equilibrata e armoniosa, trasmettendo il concetto di trovare un equilibrio e soddisfazione nella produttività personale e nell'impostazione degli obiettivi.

Oggi, come ogni lunedì, ho (ri)letto un capitolo di quello che secondo me è il libro più bello di David Allen, Ready for anything. Nel capitolo di oggi (il 50) David si chiede perché solo alcune persone sono attirate da GTD®, e decide che il metodo risulta più interessante per le persone dotate di uno slancio interno costante verso il futuro.

Si tratta di un punto di vista interessante, che secondo me merita una riflessione approfondita. Sono convinto che i metodi di organizzazione personale si differenziano dai metodi di organizzazione dei team per la maggiore importanza della motivazione; nessuno può obbligarci a fare qualcosa che non ci va di fare, a differenza di quello che accade al lavoro.

Ho però scoperto di recente che esistono diversi tipi di motivazione; ad esempio Paul Conti, che vi ho citato più volte, introduce tre tipi di motivazione, chiamati Generative Drive, Pleasure Drive e Aggressive Drive.

Generative Drive si riferisce in generale alla spinta verso la creatività, la produttività e la crescita, aggressive Drive si si riferisce all’assertività, all’ambizione e talvolta agli aspetti più distruttivi del comportamento, come la rabbia o l’ostilità, mentre Pleasure Drive riguarda la ricerca del piacere e l’evitare il dolore.

GTD® non fa differenza tra i tre tipi di motivazione, ma solo se la Generative Drive è più forte delle altre due possiamo trovare pace, soddisfazione e gioia. Un eccesso di Aggressive Drive, ad esempio, genera invidia.

Morale; non basta avere tante idee e tanti progetti per vivere un’esperienza ottimale, ma le idee e i progetti devono essere di natura prevalentemente generativa.

Struttura e funzione del sé

Struttura del sé

Ho ascoltato di recente con grande interesse quattro puntate del podcast Huberman Lab, in cui Andrew Huberman ha intervistato lo psicologo Paul Conti sul tema della salute mentale. Secondo Paul Conti è importante diventare consapevoli della struttura della propria coscienza (la struttura del sé) e delle funzioni della propria coscienza (le funzioni del sé). Vi riporto di seguito le componenti di ciascuno dei due elementi.

La struttura del sé

La struttura del sé si articola in cinque elementi; il sé, la struttura del carattere, i meccanismi di difesa, la mente conscia e la mente inconscia.

  1. Self: Il “Self” è il nucleo dell’identità di una persona. È la parte di noi che sentiamo essere il nostro “vero io”, la parte più autentica e costante del nostro essere. È la fonte della nostra sensazione di unicità e individualità.
  2. Character Structure: La struttura del carattere si riferisce al modo in cui una persona si è adattata e ha reagito alle sue esperienze di vita, in particolare durante i primi anni di sviluppo. Questa struttura include tratti di personalità, valori, convinzioni e modi abituali di rispondere alle situazioni. È in gran parte plasmata dalle nostre esperienze, dall’ambiente in cui cresciamo e dalle interazioni con le persone significative nella nostra vita.
  3. Defense Mechanisms: I meccanismi di difesa sono processi psicologici inconsci che proteggono l’individuo da ansia, stress o minacce percepite al proprio benessere psicologico. Includono comportamenti come la negazione, la repressione, la proiezione, e la razionalizzazione. Questi meccanismi aiutano a gestire il dolore emotivo e a mantenere l’equilibrio psicologico, ma possono anche limitare la nostra comprensione di noi stessi e delle nostre relazioni con gli altri se utilizzati eccessivamente o in modo inappropriato.
  4. Conscious Mind: La mente cosciente è la parte della mente di cui siamo pienamente consapevoli. Include tutto ciò che percepiamo, pensiamo, ricordiamo e sentiamo in un dato momento. È la parte della mente che utilizziamo per prendere decisioni razionali e logiche.
  5. Unconscious Mind: La mente inconscia, invece, è la parte della mente che opera al di fuori della nostra consapevolezza consapevole. Contiene ricordi, desideri, paure e conflitti che non sono facilmente accessibili alla coscienza, ma che influenzano comunque il nostro comportamento e le nostre emozioni. La psicoanalisi e altre forme di terapia psicologica cercano di esplorare e comprendere la mente inconscia per aiutare gli individui a risolvere conflitti interni e migliorare il benessere emotivo.

Le funzioni del sé

Il sé ha cinque funzioni; gli obiettivi, i comportamenti, la salienza, i meccanismi di difesa e la consapevolezza di sé.

  1. Strivings: Gli “strivings” si riferiscono agli sforzi o agli obiettivi che una persona persegue nella vita. Questi possono includere aspirazioni, desideri, bisogni e motivazioni. Sono le forze trainanti dietro molte delle nostre azioni e decisioni, influenzando il modo in cui ci comportiamo e interagiamo con il mondo.
  2. Behavior: Il comportamento è l’espressione esterna delle nostre strivings, pensieri, emozioni e caratteristiche della personalità. Include le azioni che compiamo, le parole che diciamo, e anche i nostri comportamenti non verbali. È attraverso il comportamento che interagiamo con il mondo esterno e che gli altri possono osservare e interpretare chi siamo.
  3. Salience (Internal & External): La “salience” si riferisce a ciò che è più significativo o prominente per l’individuo sia internamente che esternamente. Internamente, può riguardare i pensieri o le emozioni che dominano la nostra consapevolezza. Esternamente, si riferisce a come percepiamo e rispondiamo agli stimoli o agli eventi del mondo esterno. La salience influenza il modo in cui prestiamo attenzione e reagiamo a ciò che accade dentro e intorno a noi.
  4. Defense Mechanisms in Action: I meccanismi di difesa in azione sono strategie psicologiche inconscie utilizzate per proteggerci da ansia, stress o conflitti interni. Questi meccanismi possono manifestarsi nel nostro comportamento, influenzando come reagiamo alle situazioni e interagiamo con gli altri. Alcuni esempi includono la negazione, la proiezione, la razionalizzazione e la repressione.
  5. Self-Awareness (“I”): La consapevolezza di sé, o “I”, è la capacità di riflettere su se stessi, sui propri pensieri, sentimenti, motivazioni e comportamenti. È un aspetto critico del funzionamento del sé perché permette di comprendere meglio chi siamo, perché agiamo in un certo modo e come possiamo cambiare o crescere. La consapevolezza di sé è fondamentale per l’autoregolazione e lo sviluppo personale.

Differenze tra PARA e GTD; progetti

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PARA è un metodo di produttività personale proposto da Tiago Forte, l’autore dei libri “Building a Second Brain” e “The PARA Method”. PARA si ispira dichiaratamente a GTD®, ma… con qualche differenza. Ad esempio in GTD® un progetto è definito come “Qualsiasi traguardo che richieda più di un’azione e che può essere conseguito entro un anno”, mentre in PARA un progetto è definito come “Qualsiasi attività caratterizzata da una deadline e da un obiettivo che ci consenta di considerarla completata”. In PARA gli obiettivi senza attività e senza deadline sono considerati “sogni”, mentre i progetti senza deadline e obiettivo sono considerati “hobby”. Questa definizione mi ha consentito di ridurre considerevolmente il numero dei progetti attivi, aumentando di conseguenza la focalizzazione. Provate a rivedere criticamente la vostra lista di progetti accertandovi che ogni progetto abbia attività, obiettivo e deadline!

Semplificare la Weekly Review® GTD®

Oggi è venerdì, giorno di Weekly Review®, croce e delizia di tutti i fan di GTD®! Vi voglio svelare un segreto; qualche anno fa ho partecipato a un incontro ad Amsterdam con gli altri coach e trainer GTD®, abbiamo fatto un sondaggio e in media i partecipanti facevano la Weekly Review®… una volta ogni quattro settimane. Insomma, nessuno è perfetto. Proviamo a semplificarci la vita mettendo in priorità gli 11 step della Review.

  • Step 1 – Radunate materiale e fogli sparsi. Bassa priorità. Oggi come oggi abbiamo pochissimo materiale e fogli sparsi, e in ogni caso possiamo metterli a posto in qualsiasi momento, senza sprecare le energie destinate alla Review.
  • Step 2 – Svuotate le inbox. Bassa priorità. Questa attività va fatta poco alla volta ogni giorno, non ha senso sprecare tempo ed energie qui.
  • Step 3 –  Sgomberate la mente. Bassa priorità. Fate Mind Sweep quando ne sentite il bisogno, magari ogni mattina, non necessariamente prima della Review.
  • Step 4 – Passate in rassegna le liste Prossime Azioni. Alta priorità. Probabilmente nelle vostre liste prossime azioni si nascondono attività che stanno diventando urgenti e dovrebbero essere inserite nel calendario della prossima settimana.
  • Step 5 – Ricontrollate i dati vecchi sul calendario. Alta priorità. Probabilmente non tutte le attività che avete sul calendario della settimana sono state completate, agite adesso che ancora vi ricordate come sono andate le cose.
  • Step 6 – L’agenda futura. Alta priorità. È probabile che nelle prossime 3-4 settimane ci siano impegni che richiedono la vostra attenzione oggi, e Prossime Azioni nella settimana entrante.
  • Step 7 – Riprendete la lista “In attesa”. Alta priorità. È probabile che dobbiate sollecitare qualcuno che deve fare qualcosa per voi e ancora non lo ha fatto.
  • Step 8 – Revisionate le liste “Progetti” e “Grandi Obiettivi”. Alta priorità. È molto probabile che durante la settimana le attività quotidiane vi abbiano distratto dai vostri progetti. Guardateli attentamente uno per uno e stabilite come agire durante la prossima settimana.
  • Step 9 – Passate in rassegna ogni checklist rilevante. Inutile. È sufficiente collegare le checklist al calendario per essere avvisati automaticamente della necessità di attivarne una. Non c’è bisogno di utilizzare il tempo della Review.
  • Step 10 – Ricontrollate la lista Prima o Poi / Forse. Bassa priorità, almeno per me. Difficile che gli elementi della lista “Prima o poi / Forse” si attivino a comando ogni settimana. Una lettura mensile dovrebbe essere sufficiente.
  • Step 11 – Siate creativi, ma anche coraggiosi. Bassa priorità; non c’è bisogno di aspettare la Weekly Review per essere creativi e coraggiosi!

Con questi suggerimenti riesco a completare ogni settimana la Weekly Review in 30′. Buona review!

Il metodo 3/3/3 

Oliver Burkeman, autore del bestseller Four Thousand Weeks, tradotto in italiano con il titolo “Come fare per avere più tempo” propone un metodo di produttività denominato “3/3/3”: – dedicare tre ore al progetto attuale più importante, dopo aver definito una sorta di obiettivo specifico per i progressi che intendiamo compiere quel giorno; – portare a termine tre compiti più brevi, di solito urgenti o “appiccicosi” che abbiamo evitato, di solito di pochi minuti ciascuno (incluse anche le chiamate e le riunioni); – dedicare del tempo a tre “attività di manutenzione”, cose che richiedono la nostra attenzione quotidiana per far funzionare la vita senza intoppi. Il metodo si basa su tre principi fondamentali: – Non vuole essere una lista esaustiva delle cose da fare, ma una selezione delle cose più importanti e che verranno sicuramente portate a termine – L’idea è quello di non impegnare tutto il tempo che si ha a disposizione, dal momento che in genere le nostre stime sono sempre troppo ottimistiche – È strutturato in modo lasco, non sovrastrutturato o destrutturato, per generare quella che Burkeman chiama “pazienza attiva”; accontentarsi di fare di meno in una giornata specifica per fare di più nel lungo periodo.

4000 settimane o 185 miliardi di esperienze?

Sto (ri)leggendo Flow – Psicologia dell’esperienza ottimale di Mihály Csíkszentmihályi, e sono stato colpito da alcune affermazioni sulla natura della nostra coscienza.

  1. La nostra vita è la somma delle nostre esperienze coscienti
  2. Le nostre esperienze sono limitate dalla capacità di elaborazione del nostro sistema nervoso, che sembra essere in grado di elaborare 7 bit di informazione contemporaneamente (su questo tema potete anche leggere The Magical Number Seven, Plus or Minus Two: Some Limits on our Capacity for Processing Information, di George A. Miller)
  3. Secondo Csíkszentmihályi due esperienze possono essere discriminate solo se tra l’una e l’altra trascorre almeno 1/18 di secondo
  4. Un rapido calcolo ci porta a stimare in 185 miliardi il numero di esperienze che – almeno in teoria – possiamo provare in una vita intera.

Tutto ciò premesso mi sembra che concentrarsi sulla durata della vita (le famose 4.000 settimane di cui parla Oliver Burkeman nel suo libro “Come fare per avere più tempo”) sia meno interessante che concentrarsi sulla qualità delle esperienze che viviamo. Mi sembra anche che le 4.000 settimane di Burkeman ci spingano verso una “mentalità della scarsità”, ovvero ci portino a dire che la vita è breve; i 185 miliardi di esperienze da vivere, invece, ci possono spingere verso una “mentalità dell’abbondanza”, nella quale considerare che la vita può contenere una enorme quantità di esperienze significative.

Ah, ho chiesto a ChatGPT 4 di prepararmi un’immagine per questo post, spero vi piaccia….

Obiettivi realistici

Secondo Mihaly Csikszentmihalyi per vivere esperienze ottimali è necessario darsi degli obiettivi realistici. David Allen, che si è ispirato a Mihaly Csikszentmihalyi, classifica questi obiettivi in Progetti in corso, Ambiti di interesse e di responsabilità, Obiettivi, Finalità e principi. Tiago Forte, che si ispira a David Allen, parla solo di Progetti e di Aree di responsabilità.

Ho riflettuto a lungo su queste classificazioni, e alla fine ho deciso che progetti, aree di responsabilità, obiettivi e finalità sono in fondo in fondo la stessa cosa; per semplicità userò il termine intenzioni, che secondo me rende meglio l’idea del termine “progetto”.

La nostra mente non può non generare intenzioni; siamo in qualche modo “condannati” a immaginare un futuro diverso dal presente. Fino a quando le intenzioni sono coerenti e allineate tra loro tutto va bene, e percepiamo armonia nella nostra mente; se le intenzioni sono in conflitto (pizza e birra o insalata?) percepiamo disordine nella nostra mente. In un prossimo post analizzerò i diversi tipi di intenzioni esistenti.

P.S. Il post lo scrivo da solo, l’immagine la prepara ChatGPT…

Tre tipi di obiettivi

Nel post precedente abbiamo stabilito che per vivere esperienze ottimali è importante darsi degli obiettivi. Secondo me è possibile individuare tre grandi categorie di obiettivi, e non due come dicono David Allen e Tiago Forte.

Il primo tipo di obiettivi è caratterizzato dall’applicazione a tempo indeterminato di un processo, come ad esempio “Voglio tenere casa pulita”. David Allen e Tiago Forte chiamano questi obiettivi “Aree di responsabilità”.

Il secondo tipo di obiettivi è caratterizzato dall’applicazione di un processo per raggiungere progressivamente un obiettivo che però continua a spostarsi in avanti, come ad esempio “Voglio imparare l’inglese”. David Allen e Tiago Forte non considerano questo tipo di obiettivi.

Il terzo tipo di obiettivi è caratterizzato da gruppi di azioni che nel loro insieme consentono di raggiungere un risultato in un istante temporale specificato, come ad esempio “Voglio vincere il torneo di briscola di sabato”. David Allen e Tiago Forte chiamano questi obiettivi progetti, e danno loro una grande importanza. Questi obiettivi generano però un problema; spostano nel futuro l’esperienza ottimale. Ci illudiamo che una volta concluso il progetto saremo felici, ma – nel caso migliore – la felicità è di breve durata e dobbiamo far partire subito un altro progetto.

Felicità, un altro punto di vista psicologico

Come probabilmente avete intuito in questo periodo la mia riflessione si è (temporaneamente) spostata dall’analisi delle tecniche e degli strumenti di organizzazione personale alla ricerca del motivo per cui dovremmo dotarci di un sistema di organizzazione personale. Più o meno tutti gli autori, David Allen incluso, ci dicono che dovremmo dotarci di un sistema per vivere meglio, e più o meno tutti quanti dicono che vivere meglio significa provare più pace, soddisfazione e gioia. David Allen chiama questa esperienza “esperienza produttiva”, mentre Mihaly Csikszentmihalyi chiama questa esperienza “Flow”.

David Allen dice che per raggiungere l’esperienza produttiva occorre applicare GTD®, Mihaly Csikszentmihalyi dice che per raggiungere il Flow è necessario applicare il processo che ho descritto nel post di ieri.

Ho trovato altri utili spunti in un’intervista di Andrew Huberman (neuroscienziato) a Paul Conti (psicologo esperto in benessere mentale). Secondo Paul Conti per provare più pace, soddisfazione e gioia è necessario partire da una posizione di agenzialità (Agency) e gratitudine. Agency fa riferimento alla nostra capacità di prendere decisioni autonome e di agire in base alle proprie scelte e convinzioni, mentre la gratitudine consiste nel riconoscere e apprezzare gli aspetti positivi della vita, sia che si tratti di eventi, persone o circostanze.

Trovo interessante come l’agenzialità sia presente in David Allen (“Command e Commander”) e in Mihaly Csikszentmihalyi, mentre nessuno dei due fa esplicitamente riferimento alla gratitudine.

Ma nell’intervista di Huberman a Conti c’è molto di più….

La Ruota della Vita

Credo conosciate tutti le Aree di Responsabilità, definite come responsabilità a lungo termine che desideriamo gestire nel tempo. Questo concetto è presente in Getting Things Done, nel metodo PARA e in Doing To Done, e probabilmente in molti altri metodi che non conosco. 

Ho scoperto di recente che il concetto è stato introdotto originariamente con il nome di “Ruota della Vita” negli anni ’60 da Paul J. Meyer. Meyer è stato il fondatore del Success Motivation Institute, ed è considerato da alcuni il pioniere dell’industria del Self-Improvement.

Numerosi studi scientifici (tra cui questo https://www.researchgate.net/publication/365375169_The_Wheel_of_Life_as_a_Coaching_Tool_to_Audit_Life_Priorities) dimostrano che si tratta di uno strumento valido per il miglioramento personale.

Lo strumento è molto semplice; si selezionano le aree ritenute più importanti nella propria vita (in genere Affari/Carriera, Finanze, Salute, Famiglia e amici, Relazioni sentimentali, Crescita personale, Divertimento e svago,  Ambiente fisico e Contributo) e si assegnano a ciascuna area due punteggi da uno a dieci; il primo indica il livello attuale di energia investita nell’area, e il secondo l’energia che si intende investire nella stessa in futuro. La differenza tra le due valutazioni può essere usata per individuare le proprie priorità. 

Fatemi sapere se funziona per voi!